• 6 June 2026
Mini Reattori Nucleari SMR in Italia: Cosa Sapere nel 2026

⚡ In breve: La Camera ha approvato il ddl delega sul nucleare il 4-5 giugno 2026, riaprendo il dibattito sui mini reattori nucleari SMR in Italia. Però siamo solo al calcio d’inizio: nessun impianto è in costruzione, la tecnologia occidentale non ha ancora prototipi commerciali operativi, e i costi dei progetti pilota sono esplosi ovunque (NuScale +120%, Carem +600%). Per l’Italia le incognite maggiori restano la filiera industriale inesistente e l’assenza di un deposito nazionale per le scorie.

Trentanove anni dopo il referendum del 1987 e quindici dopo quello del 2011, l’Italia torna a parlare di nucleare. E stavolta lo fa sul serio, almeno sulla carta. Il 4-5 giugno 2026 la Camera ha dato il via libera al disegno di legge delega presentato dal ministro Pichetto Fratin, un passaggio che ha il sapore della svolta storica ma che, a ben guardare, somiglia più a una dichiarazione d’intenti che a un cantiere aperto.

Perché va detto subito: stiamo parlando di una legge delega, non di centrali in costruzione. Niente ruspe, niente colate di cemento. Siamo al calcio d’inizio di una partita che durerà decenni e di cui nessuno conosce davvero il risultato. Il dibattito si concentra sui mini reattori nucleari SMR e sui reattori avanzati di quarta generazione, tecnologie che promettono molto ma che, a livello globale, esistono ancora quasi solo nei rendering e nei pitch delle aziende.

SMR e AMR: due sigle, due tecnologie diverse (e spesso confuse)

La confusione regna sovrana, anche tra chi dovrebbe informare. Facciamo chiarezza una volta per tutte. Gli SMR (Small Modular Reactor) sono piccoli reattori modulari con potenza fino a circa 300 MWe. Appartengono generalmente alla terza generazione avanzata (Gen III+), usano acqua come refrigerante esattamente come i reattori tradizionali, ma vengono costruiti in moduli prefabbricati in fabbrica e poi assemblati in loco. Il vantaggio? Tempi di costruzione teoricamente ridotti e costi iniziali più contenuti per singolo modulo.

Gli AMR (Advanced Modular Reactor) sono invece la vera quarta generazione. Qui cambia tutto: refrigeranti alternativi come piombo liquido, sodio, sali fusi o gas ad alta temperatura. Le temperature operative salgono drasticamente, tra 500 e 1000 gradi contro i 250-300 dei reattori ad acqua. Questo significa efficienza maggiore e, soprattutto, la possibilità di fornire calore di processo per industria pesante, siderurgia e produzione di idrogeno verde. Le scorie, nei design più avanzati, sarebbero ridotte. Ma fatto sta che di AMR operativi nel mondo ce ne sono ancora meno che di SMR.

Le promesse: modularità, footprint ridotto e data center affamati

data center energy infrastructure
Foto di Taylor Vick su Unsplash

I sostenitori del nucleare di quarta generazione hanno argomenti solidi, almeno sulla carta. La modularità consente produzione in serie standardizzata, con componenti che escono da una fabbrica pronti per l’assemblaggio. Il footprint è ridotto: parliamo di impianti che occupano lo spazio di un paio di TIR, non i chilometri quadrati delle vecchie centrali. Questo apre scenari interessanti: reattori modulari installati direttamente accanto ai data center energivori che alimentano l’intelligenza artificiale, o integrati in siti industriali ad alto consumo.

L’Italia non sta a guardare. Ansaldo Energia e Ansaldo Nucleare partecipano al progetto francese Nuward, l’ENEA porta avanti ricerche sui reattori al piombo, e il governo ha avviato un dialogo con Fincantieri per micro-reattori da 10-15 MW destinati a navi mercantili. La sicurezza intrinseca dichiarata dai produttori sarebbe superiore, e l’energia prodotta ha emissioni di CO2 bassissime. Tutto bellissimo, se non fosse per un dettaglio: quasi nulla di tutto questo esiste ancora nella realtà.

I numeri che nessuno vuole sentire: costi esplosi e progetti cancellati

Ed eccoci al punto dolente. A giugno 2026, gli SMR operativi nel mondo occidentale sono esattamente zero. I pochi funzionanti stanno in Russia (la chiatta Akademik Lomonosov a Pevek) e in Cina (l’HTR-PM di Shidaowan). I progetti occidentali? Una sfilza di ritardi, cancellazioni e budget esplosi.

Il caso più clamoroso è quello di NuScale-UAMPS negli Stati Uniti, cancellato nel novembre 2023. La stima era partita da circa 3 miliardi di dollari ed era salita a 9,3 miliardi: un aumento del 120% che ha reso il progetto economicamente insostenibile. Il Carem 25 argentino ha visto i costi crescere del 600%. I reattori russi e cinesi, che pure funzionano, hanno superato le stime iniziali del 300-400%.

ProgettoPaeseSforamento costiStato
NuScale-UAMPSUSA+120%Cancellato (2023)
Carem 25Argentina+600%In costruzione
Akademik LomonosovRussia+300-400%Operativo
HTR-PM ShidaowanCina+300%Operativo

Uno studio della Boston University indica uno sforamento medio del 102,5% sui progetti nucleari. Il costo dell’energia (LCOE) dei primi SMR viaggia oggi attorno ai 180 dollari/MWh, con proiezioni ottimistiche che parlano di 100 dollari entro il 2030. Per confronto, il solare utility-scale sta sotto i 40. Secondo l’IEA, i primi prototipi commerciali occidentali arriveranno tra il 2029 e il 2039.

Il nodo Italia: competenze, scorie e opposizione politica

Per l’Italia le criticità si moltiplicano. Non esiste una filiera nucleare consolidata: abbiamo smantellato tutto dopo i referendum, e ricostruire competenze di progettazione, produzione componenti, autorizzazione e manutenzione richiede tempo e investimenti enormi. L’Autorità di sicurezza nucleare italiana non ha esperienza regolatoria aggiornata su tecnologie che non esistevano trent’anni fa.

Poi c’è la questione scorie. Il deposito nazionale per i rifiuti radioattivi esistenti—quelli delle vecchie centrali—non è ancora operativo. Come possiamo parlare di nuovi reattori se non sappiamo dove mettere le scorie che già abbiamo? Durante il dibattito in Aula, l’opposizione ha martellato proprio su questo punto. Greenpeace e altre associazioni ambientaliste sollevano lo spettro di costi che finiranno in bolletta, scaricati sui cittadini come è successo altrove.

  • Filiera industriale nucleare: da ricostruire quasi da zero
  • Competenze regolatorie: assenti da decenni
  • Deposito nazionale scorie: ancora in alto mare
  • Tempi di realizzazione: ben oltre un mandato di governo
  • Costi first-of-a-kind: storicamente fuori controllo

Tra promesse e realtà: un bilancio senza verdetti

A conti fatti, i mini reattori nucleari SMR e gli AMR rappresentano una tecnologia affascinante sulla carta, con potenzialità reali per la decarbonizzazione dell’industria pesante e l’alimentazione dei data center. Ma siamo di fronte a una scommessa tecnologica ancora immatura, con costi first-of-a-kind che sfuggono sistematicamente alle previsioni e tempistiche che superano abbondantemente qualsiasi mandato politico. Per l’Italia la vera incognita non è costruire un reattore: è capire se nascerà una filiera reale, fatta di progettazione, componenti, autorizzazioni e manutenzione. E questo, nel migliore dei casi, richiederà un paio di decenni.

L’opinione di Generazione Tech

Siamo favorevoli a un ritorno del nucleare in Italia, purchè venga fatto con criterio e sopratutto che porti ad un reale beneficio agli italiani per quanto riguarda l’energia. Mettendo il tutto su un piatto della bilancia dobbiamo dire che forse è il caso di prendere in considerazione questa opportunità e ricominciare a riconsiderare la produzione di energia elettrica con il nucleare. Unica nota dolente saranno le scorie nucleari. Voi cosa ne pensate, scrivetelo in un commento qui sotto.

Domande Frequenti

Che differenza c’è tra SMR e AMR?

Gli SMR sono piccoli reattori modulari fino a 300 MWe, di terza generazione avanzata e raffreddati ad acqua. Gli AMR sono reattori di quarta generazione con refrigeranti alternativi (piombo, sodio, sali fusi) e temperature operative molto più alte, tra 500 e 1000 gradi.

Quando saranno operativi i mini reattori nucleari in Italia?

Non prima di molti anni. La legge delega approvata nel 2026 è solo l’inizio del percorso legislativo. Secondo l’IEA, i primi prototipi commerciali occidentali sono attesi tra il 2029 e il 2039, e l’Italia parte senza una filiera industriale pronta.

Quanto costano i mini reattori SMR?

I costi attuali sono molto alti: circa 180 dollari/MWh come LCOE, con proiezioni ottimistiche verso i 100 dollari entro il 2030. I progetti pilota hanno registrato sforamenti dal 100% al 600% rispetto alle stime iniziali.

L’Italia ha le competenze per costruire reattori nucleari?

No, non più. Dopo i referendum del 1987 e 2011 la filiera nucleare è stata smantellata. Servirebbero anni per ricostruire competenze di progettazione, produzione componenti, regolamentazione e manutenzione.

Esistono mini reattori nucleari già funzionanti nel mondo?

Sì, ma pochissimi e tutti fuori dall’Occidente. La chiatta russa Akademik Lomonosov a Pevek e il reattore HTR-PM cinese a Shidaowan sono operativi. Nessun SMR occidentale è ancora in funzione commerciale.